giovedì 17 ottobre 2019
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Capsulite adesiva idiopatica della spalla

CHE COS’E’ LA CAPSULITE ADESIVA O SPALLA CONGELATA

 

La capsulite adesiva è una patologia che colpisce l’articolazione scapolo-omerale caratterizzata da un’importante perdita di mobilità attiva e passiva della spalla ed  altrettanto importante e crescente sintomatologia dolorosa .Essa è imputabile ad un processo infiammatorio con conseguente formazione di aderenze tra capsula , collo anatomico dell’omero ed il recesso capsulare inferiore  .che induce  una riduzione del volume articolare.Nel 1934 Codman identificò una tipologia di spasmo muscolare e rigidità gleno-omerale coniando il termine di “spalla congelata” , successivamente (1945) Neviaser  propose il termine “capsulite adesiva” ritenendo che descrivesse meglio la patologia .Per quanto riguarda l’etiopatogenesi in letteratura esistono varie teorie ,dal processo flogistico a carico della sinovia con conseguente reazione fibroblastica  a quello immunologico.La capsulite adesiva può essere secondaria  oppure primaria o idiopatica quando ha un esordio spontaneo in assenza di cause precise come traumi, fratture, lesioni tendinee o lussazioni che possono essere causa di rigidità di spalla.

 

EVOLUZIONE E FASI  DELLA CAPSULITE

 

L’evoluzione della patologia attraversa  tre fasi :

1     Fase del congelamento : caratterizzato dalla comparsa di un dolore acuto e continuo .  Le posizioni confortevoli si riducono con il progredire della patologia per cui il paziente pone il  il braccio al corpo  in adduzione ed intrarotazione . Il dolore non è legato all’attività può peggiorare a riposo ed accentuarsi durante le ore notturne.

2     Spalla congelata :in questa fase vi è una progressione della rigidità ,il movimento risulta limitato su tutti i piani .Il dolore tende a diminuire  ma le normali attività quotidiane risultano notevolmente ridotte.

3     Scongelamento: lento e progressivo  ripristino del benessere e del movimento.

Questa patologia  ha per lo più una evoluzione benigna ma talvolta i sintomi si protraggono nel tempo e , perdurando , determinano un’importante limitazione funzionale della spalla colpita con grave discomfort del paziente .

 

STUDIO ESEGUITO DALL’AUTORE

 

Lo studio include 52 pazienti  affetti da  capsulite adesiva  idiopatica  40 femmine e 12 maschi  ,di età compresa fra 36 e 52 anni . Il lato affetto è stato il destro in   18  casi ed il sinistro in   34 casi . Il lato non dominante è stato coinvolto nel    65,3  % dei casi . l’intervallo di tempo compreso fra l’insorgenza dei sintomi e l’inizio del trattamento è stato compreso fra 3 e 12 mesi . 20   pazienti hanno messo in correlazione l’esordio dei sintomi con un trauma di modesta entità. 32 non hanno riferito alcun trauma.  16 presentavano  una patologia endocrina  o dismetabolica  anche di grado lieve ( ipo-ipertiroidismo,  diabete, ipercolesterolemia ) 4 una malattia autoimmune  sindrome di Sjogren , 2 soggetti effettuavano terapia con farmaci anticomiziali , 4 effettuavano terapie per cefalea, 4  eseguivano terapie con ansiolitici od antidepressivi. 24 presentavano una psicologia particolarmente apprensiva . Il protocollo terapeutico è consistito in un programma integrato comprendente un trattamento antalgico e  fisioterapico . Tutti i pazienti sono stati visitati dallo stesso chirurgo,  trattati dallo stesso  medico anestesista specialista in terapia del dolore e dalla stessa terapista della riabilitazione. Prima del trattamento  i pazienti sono stati tranquillizzati dal punto di vista psicologico , edotti sufficientemente circa la loro malattia e sull’efficacia del trattamento conservativo  e soprattutto sul fatto che la guarigione necessita di un certo periodo di tempo . Alcuni soggetti  particolarmente apprensivi, sono stati seguiti anche da una specialista in psicologia.  Il trattamento infiltrativo è consistito in   una terapia iniettiva  loco regionale a scopo antalgico e  facilitatorio sul movimento. E’ stata somministrata una miscela di anestetico locale a media/lunga durata (naropina) associata ad acido ialuronico a basso peso molecolare (Hyalgan)  sia in sede intraarticolare  che nello spazio sub acromiale utilizzando i portali  posteriore ed anteroinferiore  1-2  volte la settimana a seconda della gravità della sintomatologia dolorosa. Nei  casi di più  grave e dolorosa limitazione articolare è stato effettuato il  blocco anestetico del nervo soprascapolare e/o bassissimi dosaggi di  triamcinolone  acetonide, dosando accuratamente il  volume totale di miscela  somministrato per l’effetto favorevole sui piani di scorrimento. Nella stessa sede ,al termine della terapia antalgico-infiltrativa il paziente è stato affidato alla terapista e quindi sottoposto ad un protocollo fisioterapico  consistente in esercizi quadriplanari di  stretching capsulare   e muscolare ed  esercizi in  scarico per il recupero del ROM  sia attivi che passivi. Sono state eseguite  2-3  infiltrazioni e  tre sedute rieducative  la settimana;  in aggiunta al paziente è stato assegnato un protocollo di esercizi autoassistiti da effettuare a domicilio durante la giornata .

 

 RISULTATI :

Tutti i pazienti compresi nello studio sono stati controllati in sede pre-trattamento, durante ed al termine del  trattamento.  Tutti quanti sono stati valutati a distanza minima di 2 anni  dalla scomparsa dei sintomi .

Nella quasi totalità dei pazienti ,già dalle prime sedute si  è notata una diminuzione del dolore ed un graduale e progressivo  recupero dell’articolarità. La quasi completa  risoluzione della sintomatologia ed un  soddisfacente  recupero del movimento  sono stati ottenuti   in media dopo 5-7 settimane ed una media di 15-20 sedute di trattamento integrato  . Complessivamente 50 pazienti su 52  cioè il 96,15%  hanno ottenuto la guarigione con risultato clinico buono ed una completa soddisfazione soggettiva. Nessuno ha presentato una recrudescenza dei sintomi a distanza di 2 anni.  In due soli casi  (3,45%) ossia una femmina di 45 anni ed un maschio di 52 affetti da diabete insulino-dipendente giovanile , la patologia si e’ dimostrata refrattaria al  trattamento ed è stato necessario  un intervento chirurgico di release capsulare atrtroscopico.

 

CONCLUSIONI:

La capsulite adesiva della spalla può essere trattata con successo attraverso  un programma terapeutico  adeguato e personalizzato a seconda delle caratteristiche peculiari ad ogni paziente .  Alla base del buon risultato sta ovviamente una  corretta diagnosi posta sull’anamnesi approfondita, un accurato esame clinico e sulla scelta degli esami strumentali più  adeguati  per escludere tutte quelle rigidità secondarie che potrebbero non beneficiare del trattamento incruento. I soggetti maggiormente resistenti sono stati quelli affetti da diabete insulino dipendente e quelli in terapia con farmaci anticonvulsivanti . I risultati di questo studio dimostrano il 96,15 % di risultati eccellenti dopo una media di 5-7 settimane di terapia  e mostrano che non vi è la tendenza al  ripresentarsi dei sintomi nel tempo; pertanto possiamo concludere che la capsulite adesiva idiopatica debba  essere trattata nella  quasi totalità dei casi con terapia incruenta con elevatissima percentuale di successo. L’utilizzo intra e periarticolare  dell’acido ialuronico a bassa viscosita’ in miscela con naropina   e nelle forme piu’ gravi bassissimi dosaggi di triamcinolone acetonide e /o il blocco anestetico del nervo soprascapolare hanno  dimostrato un miglioramento percentuale nel risultato relativo al nostro studio rispetto ad altri protocolli riportati in letteratura.  Il trattamento chirurgico viene riservato ai casi particolarmente resistenti che nel presente studio rappresentano una minima percentuale ossia  solo il 3,45%  della popolazione interessata.

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

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